La Georgia con il suo passato socialista ma proiettata verso l'america ci ha probabilmente fatto da filtro. Nella poverta' senza futuro dell'armenia vedere cento tassisti in un paesino di tremila anime, tutti in attesa di un improbabile cliente, era normale amministrazione. Non abbiamo capito neanche quando abbiamo notato che non si facevano la guerra tra loro, che era sempre e solo uno a offrirci il passaggio e a dirci il prezzo. Pensavamo "sono solidali ed efficienti, fanno cosi' perche' altrimenti si ucciderebbero per ogni cliente e la competizione farebbe abbassare il prezzo con un risultato negativo per tutti meno che per il passeggero".
Arrivati in Iran la realta' ci salta agli occhi, le trattative tranquille e private in Georgia, i dettagli delle apparenti contraddizioni sociali in Armenia riemergono e ci appaiono in una nuova luce.
L'Armenia e' povera almeno quanto l'Iran, ma i tassisti non si litigavano i clienti e le contrattazioni in pubblico erano generalmente diverse da quelle in privato all'interno della macchina. Anche loro avevano bisogno di soldi, ma c'era una specie di pudore a parlare di questo. In mezzo alla piazza, davanti ai ai passanti o ad i suoi colleghi, mai un tassista ha cercato di convincerci ad andare con lui abbassando i prezzi o parlando di quanto sia cara la benzina. Quando pero' ti trovi da solo con lui ecco che ti chiede piu' soldi, cerca di portarti in un albergo che conosce e dove prendera' una commissione.
Vedendo come qui in Iran ci saltino addosso in venti, ognuno che cerca di tirarti dalla sua parte con sorrisi, sconti e alzando la voce, proviamo un certo imbarazzo e capiamo come il comunismo abbia lasciato delle tracce profonde nella vita quotidiana degli armeni. I soldi servono, si, ma e' veramente vergognoso doverseli guadagnare a scapito del prossimo. Lo si fa anche li', ma di nascosto.
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lunedì 25 gennaio 2010
Echmiadzin e la pasqua armena
Passiamo la Pasqua nella cattedrale piu' importante della chiesa armena. E' pieno di bambini, di donne vestite con improbabili completi leopardati o argentati abbinati a puntuti stivali. C'e' aria di festa, e' una splendida giornata di sole e mentre i bambini si rincorrono sui prati i loro genitori si accalcano alle porte della cattedrale: sta per uscire il Katholikos, capo spirituale di questa chiesa
Dopo la messa la processione va dalla chiesa alla residenza del Katholikos, un percorso di non piu' di 30 metri, perche' come e' evidente dalle parole e dalle idee della gente l'attivita' fisica fa male e l'unica vera ed infallibile medicina e' la vodka.
E' riccamente vestito e circondato da un folto gruppo di chierichetti che portano incensi e stemmi dorati. La folla si accalca e tutti vogliono vedere, toccare ed ottenere perdono. Ma anche se va piano, nel giro di un minuto sparisce all'interno della sua villa. Gli adulti rivolgono allora la loro attenzione ai bambini, che continuano a rincorrersi come se niente fosse.
Dopo la messa la processione va dalla chiesa alla residenza del Katholikos, un percorso di non piu' di 30 metri, perche' come e' evidente dalle parole e dalle idee della gente l'attivita' fisica fa male e l'unica vera ed infallibile medicina e' la vodka.
E' riccamente vestito e circondato da un folto gruppo di chierichetti che portano incensi e stemmi dorati. La folla si accalca e tutti vogliono vedere, toccare ed ottenere perdono. Ma anche se va piano, nel giro di un minuto sparisce all'interno della sua villa. Gli adulti rivolgono allora la loro attenzione ai bambini, che continuano a rincorrersi come se niente fosse.
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Il lago Sevan e i volontari americani
Passiamo una notte sul lago sul lago Sevan, unico luogo di villeggiatura estiva in questo paese privo di accessi al mare. E' a 2000 metri, e' grande ed e' totalmente ghiacciato. Ci assicurano che d'estate qui si sta benissimo, ma poi aggiungono che ci si puo' fare il bagno solo nei primi 15 giorni di agosto: prima e dopo l'acqua e' troppo fredda.
La primavera e' arrivata con 2 settimane di anticipo, sciogliendo cosi' la neve che ricopriva i villaggi. Chiediamo a dei locali se sono contenti e loro sorridono maliziosamente indicandoci il mare di rifiuti e buste di plastica che ricopre le piazze ed i campi e che fino a pochi giorni fa era nascosto da un immacolato manto nevoso. E' il momento giusto per dire "tsaven danam", la piu' comune espressione armenia, usata nelle situazioni piu' disparate. Vuol dire : "mi faccio carico del tuo dolore", ma la senti usare da chi risponde al telefono come dal tassista a cui hai appena detto che ti ha chiesto troppi soldi.
Sull'autobus incontriamo Jason, un trentenne americano volontario dei Peace-Corps. E' una ONG presente in quasi tutti i paesi poveri. Lui, come gli altri 20 volontari presenti qui, passera' 2 anni e mezzo in armenia, in un villaggio di 10000 anime creato dai sovietici e poi abbandonato a se stesso: delle undici fabbriche di un tempo adesso ne funzionano solo tre a giorni alterni. L'unico lavoro per chi decide di restare vicino alla propria famiglia e' il tassita.
La maggior parte dei volontari insegna l'inglese. Sono diversi tra loro, di eta' diverse e di stati diversi; hanno una sola cosa in comune: avevano tutti scelto come destinazione l'Africa e sono tutti finiti qui, in un freddo che si sopporta solo con fiumi di vodka.
La primavera e' arrivata con 2 settimane di anticipo, sciogliendo cosi' la neve che ricopriva i villaggi. Chiediamo a dei locali se sono contenti e loro sorridono maliziosamente indicandoci il mare di rifiuti e buste di plastica che ricopre le piazze ed i campi e che fino a pochi giorni fa era nascosto da un immacolato manto nevoso. E' il momento giusto per dire "tsaven danam", la piu' comune espressione armenia, usata nelle situazioni piu' disparate. Vuol dire : "mi faccio carico del tuo dolore", ma la senti usare da chi risponde al telefono come dal tassista a cui hai appena detto che ti ha chiesto troppi soldi.
Sull'autobus incontriamo Jason, un trentenne americano volontario dei Peace-Corps. E' una ONG presente in quasi tutti i paesi poveri. Lui, come gli altri 20 volontari presenti qui, passera' 2 anni e mezzo in armenia, in un villaggio di 10000 anime creato dai sovietici e poi abbandonato a se stesso: delle undici fabbriche di un tempo adesso ne funzionano solo tre a giorni alterni. L'unico lavoro per chi decide di restare vicino alla propria famiglia e' il tassita.
La maggior parte dei volontari insegna l'inglese. Sono diversi tra loro, di eta' diverse e di stati diversi; hanno una sola cosa in comune: avevano tutti scelto come destinazione l'Africa e sono tutti finiti qui, in un freddo che si sopporta solo con fiumi di vodka.
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